domenica 20 maggio 2012

Immaginate un mondo..



Immaginate un mondo dove l'essere umano non e' la sola creatura dotata d'intelligenza.
Immaginate questo mondo...
Immaginate questo mondo, dove l'altra razza, diversa da noi per fisionomia, moralita' e potere fisico fosse in grado di sottometterci.
Immaginate questa razza, che seppur pacifica e con la quale condividiamo il pianeta, decidesse un giorno di prendere campioni di uomini e donne per farci esperimenti, utilizzandovi appunto come cavie umane.
Adesso immagina che il prescelto fossi tu...

venerdì 18 maggio 2012

"Il piu' grande crimine" di Paolo Barnard



Chi è Paolo Barnard


Nasce a Bologna, dopo il suo Master in Psicologia, ha iniziato la sua carriera nel programma Samarcanda di Santoro sulla RAI. In seguito è stato co-fondatore di Report popolare programma per RAI TRE poi si trasferì a Rai Educational.
E 'stato corrispondente per i principali quotidiani italiani, come la La Stampa, Il Manifesto, Corriere della Sera, Il Mattino, La Repubblica, ecc
Come autore ha scritto libri su terrorismo nei conflitti del Medio Oriente e del sistema sanitario in Italia.
Nel 2011, Barnard si è stato interessato ai fondamenti monetari dell'attuale crisi economica, soprattutto in Italia. Le sue scoperte, pubblicate sul sito di Barnard, ha portato all'organizzazione del primo incontro italiano sulla Teoria del denaro moderno, tenutosi il 25-27 febbraio 2012 a Rimini.



lunedì 12 marzo 2012

Uomo, chi cazzo ti da il permesso di coltivare esseri viventi?



La vergogna dello sfruttamento delle galline ovaiole.

Video completo del documentario FABBRICHE DI UOVA. Un'investigazione di essereanimali.org all'interno degli allevamenti di galline ovaiole. Il nostro obiettivo è quello di portare alla luce immagini attuali e provenienti da ogni tipologia di allevamento intensivo (in Gabbia, a Terra, all'Aperto e Biologico) praticato in Emilia Romagna, per rendere pubblico quello che quotidianamente questi animali devono sopportare per soddisfare un consumo di uova che a molti può sembrare privo di sfruttamento.

A partire dalla fine del Dicembre 2011 e per i due mesi successivi, abbiamo individuato più di 50 allevamenti nelle province di Bologna, Cesena, Ferrara, Forlì, Ravenna e Rimini. In 27 di questi abbiamo filmato e fotografato le condizioni degli animali imprigionati, ottenendo più di 15 ore di registrazioni video e oltre 1000 fotografie.

>Per ulteriori Info essereanimali.org/fabbriche-di-uova


Compriamo solamente uova prodotte biologicamente con codice zero o da allevamenti all'aperto con codice 1.


Codice di classificazione tipologia allevamento

Come si legge il codice sull'uovo



Articolo sul Corriere della Sera
Stipate in pochi metri quadrati. Costrette a vivere al buio. Così esasperate da mangiarsi a vicenda, ma solo per avere più spazio. 
È la sorte di centinaia di migliaia di galline ovaiole sparse per l’Europa. Una sorte che, secondo la direttiva comunitaria (la 74 del 1999), doveva finire il 31 dicembre scorso. 
Dal 1° gennaio di quest’anno i pennuti usati per la produzione alimentare non devono stare in gabbie «a batteria», ma a terra, all’aperto oppure in pollai più grandi, accompagnati da nido, lettiera, posatoio e zona graffi dove accorciare le unghie.
Norme che non sembrano avere seguito tutti i Paesi. La Commissione europea scrive che 46,7 milioni di galline ovaiole (su 325) continuano a vivere in gabbie fuori legge. In Italia ad agosto se ne contavano 28 milioni. Per questo motivo Bruxelles vuole aprire una procedura d’infrazione contro quindici Stati membri – compreso il nostro – per non essersi messi in regola. A raccontare come vivono questi volatili ci ha pensato «Nemesi Animale»: l’associazione ha denunciato – con foto e video poi ripresi da Striscia la Notizia – le condizioni nella società agricola «Bruzzese» di Valle Olona (Varese), una delle più grandi della Lombardia. Nelle immagini c’è di tutto: volatili stressati, ammalati, feriti. Molti sono morti. Tanti vivono in condizioni critiche.


sabato 3 marzo 2012

I professori uniti al movimento NO TAV

NO TAV, l'appello dei professori al collega Monti per fermare i lavori sulla Torino-Lione.
360 accademici di tutta Italia fra professori e ricercatori hanno firmato un appello al Presidente del Consiglio Mario Monti per sollecitare una riflessione sullo stato dei lavori in Val di Susa, per la linea dell'alta velocità Torino-Lione.




Tratto da un interessante articolo di www.corriereweb.net

Come una sorta di "governo ombra accademico", un manipolo di professori, colleghi di Monti da molte università italiane, hanno firmato un appello che sposa le ragioni della protesta del movimento NO TAV. Il documento affronta la questione sotto diversi punti di vista, dall'impatto ambientale dell'opera ai vantaggi economici, fino alle conseguenze sulla finanza pubblica o sulla vita sociale del territorio.

Come si legge nell'appello, "nel decennio tra il 2000 e il 2009, prima della crisi, il traffico complessivo di merci dei tunnel autostradali del Fréjus e del Monte Bianco è crollato del 31%". Non ci sarebbero, quindi, ragioni di ordine economico e commerciale che giustificano la mobilitazione di tutte queste risorse per la costruzione dell'opera e, dall'altro lato, la smobilitazione di un intero territorio e del suo equilibrio sociale. 

Si legge ancora che: "la nuova linea ferroviaria Torino-Lione, tra l’altro, non sarebbe nemmeno ad Alta Velocità per passeggeri perché, essendo quasi interamente in galleria, la velocità massima di esercizio sarà di 220 km/h, con tratti a 160 e 120 km/h, come risulta dalla VIA presentata dalle Ferrovie Italiane". Un vantaggio soltanto relativo, dunque, per quanto riguarda gli attuali tempi di trasporto, oltre che rispetto all'attuale capacità di carico. 

Gli accademici sollevano dubbi anche sugli effettivi vantaggi ambientali del progetto; infatti, se c'è accordo unanime sull'opportunità di incentivare il trasporto su ferro a scapito di quello su gomma o aereo, è anche vero che un'opera del genere richiede un uso talmente massivo di risorse per la sua costruzione da doversi giustificare con un utilizzo altrettanto massivo e longevo. Invece, "per effetto del transito di treni passeggeri e merci, l’effettiva capacità della nuova linea ferroviaria Torino-Lione sarebbe praticamente identica a quella della linea storica, attualmente sottoutilizzata nonostante il suo ammodernamento terminato un anno fa e per il quale sono stati investiti da Italia e Francia circa 400 milioni di euro". Insomma, perché non sfruttare gli investimenti già fatti, si chiedono i professori?

Tra i 360 firmatari dell'appello (interamente consultabile qui), figurano: Sergio Ulgiati, Università Parthenope di Napoli; Ivan Cicconi, Esperto di infrastrutture e appalti pubblici; Luca Mercalli, Società Meteorologica Italiana; Marco Ponti, Politecnico di Milano.




mercoledì 28 dicembre 2011

La mattanza delle balene alle isole Far Oer





Di immagini crude che documentino la ferocia e la barbarie di cui è capace l’uomo contro le altre specie viventi ne abbiamo diffuse molte: dal massacro delle foche che si perpetua ogni anno in Canada, alla strage degli elefanti in Africa, alla mattanza delle tigri appese come maiali a testa in giù per rifornire il mercato alimentare esotico dei cinesi ricchi.
Oggi vogliamo denunciare un’altra efferata e insensata usanza che si ripete annualmente nelle isole Far Oer, in Danimarca: l’uccisione di centinaia di balene, arpionate e accoltellate in massa da decine di persone, accorse come per un rito, a quello che per loro è un giorno di festa, per i poveri mammiferi un giorno rosso di sangue, un eccidio brutale ed inspiegabile.
L’uomo nasce cacciatore, diranno alcuni, ed è normale che si pratichi la pesca, che si vada a caccia e che si cibi di altre specie viventi. Fin qua ci siamo. Ma come insegnavano gli indiani d’America, i primi veri ecologisti, non bisogna prendere più del necessario da Madre Natura, rispettando ogni animale, ogni pianta come fosse sacra, perché necessaria alla nostra sopravvivenza.
Uccidere gli elefanti per farne bacchette d’avorio, assassinare le tigri per servirle ad un nababbo in camera con la sua amante, massacrare tenerissimi cuccioli di foca per ricavarne pellicce per signore facoltose non è lo stesso che uccidere un orso, come facevano anticamente gli indiani, per ricavarne un cappotto per ripararsi dal gelido inverno.
Così come c’è un’enorme differenza tra pescare per la sussistenza di una popolazione e compiere un massacro scellerato per perpetuare una stupida tradizione.


Così come è diversa la modalità con cui potrebbero essere soppressi questi poveri e stupendi animali marini, senza farne un giorno di festa, senza compiacersi e ridere alla vista delle balene sgozzate. Questo non è istinto di sopravvivenza, questa è crudeltà, pura, spietata, senza paragoni in nessun’altra specie vivente.
Le balene sono animali sensibili e socievoli e hanno, particolare non trascurabile, un sistema nervoso molto sviluppato che le porta a soffrire il dolore, il terrore e le sofferenze in maniera molto accentuata.

Ogni anno nelle Far Oer, i grossi mammiferi vengono attirati nelle baie, disorientando un intero gruppo con la cattura della balena pilota, vengono guidati e disorientati dai motoscafi (condotti solitamente da islandesi), costretti ad arenarsi sulla riva. Qui ha inizio il bagno di sangue. Martelli del peso di 2,2 chilogrammi percuotono ripetutamente gli animali ancora vivi, per far penetrare nella carne fresca uncini perforanti. Successivamente coltelli di 15 centimetri vengono impiegati per trapassare le carni e spaccare letteralmente la spina dorsale. La baia si riempie di sangue stagnante e di balene sofferenti e morenti tra i più atroci dolori. Il tanfo di morte è insopportabile.

Gli abitanti delle Far Oer celebrano il massacro delle loro vittime in un’atmosfera carnevalesca di intrattenimento. Spesso ai più piccoli viene concesso un giorno di festa a scuola per assistere all’evento e  godere dello spettacolo. Decine di bambini corrono sulla spiaggia, nella baia, e saltano e giocano e gioiscono sulle carcasse sanguinanti delle balene. Ogni anno trovano la morte nelle Far Oer circa 2.000 balene.
Le Far Oer, a metà strada tra le isole Shetland e l’Islanda, malgrado siano un protettorato della Danimarca, hanno un loro governo indipendente che regola anche questa stupida mattanza annuale.
Le balene del Nord Atlantico sono considerate una specie protetta dalla Convention on the Conservation of European Wildlife and Natural Habitats.
Uccidendo anche più di cento balene per volta interi gruppi vengono disorientati, sconvolgendo gli equilibri, i cicli riproduttivi, dividendo intere famiglie e condannando a morte i piccoli della specie.
Gli abitanti delle Far Oer, dato ancora più sconcertante, non vivono del ricavato della vendita di carne di balena, perché non può essere esportata negli altri Paesi Europei, dal momento che viene ad essere inquinata da tossine e metalli pesanti e non è pertanto conforme agli standard dell’Unione sugli alimenti destinati al consumo umano.
La mattanza delle balene è dunque un atto totalmente gratuito, crudele e assurdo.
L’unica cosa che possiamo fare per fermare lo scempio è diffondere quanto più possibile questi dati e queste terribili immagini.
Pubblicatele sui vostri siti, sui blog, sugli spaces, inviatele via mail ai vostri amici. Se i network di informazione nazionali perdono pagine e servizi interi per intenerire con la storia di una balena che ha scambiato una barca per la mamma, cosa dovremmo fare con queste immagini, ben più terribili e scioccanti?
E’ necessario rendersi testimoni e diffondere questa vergogna, per arrivare a fermarla e a condannarla senza scusanti.
Mi auguro che queste immagini scuotano la sensibilità di più coscienze e che vorrete unirvi al nostro grido di protesta e di ferma condanna.




giovedì 22 dicembre 2011

SE L´ARTICOLO 18 DIVENTA UN LUSSO (Stefano Rodotà).


Gli effetti del decreto “Salva Italia” dureranno a lungo, perché redistribuiscono poteri e risorse. Per questo non è possibile far tacere lo spirito critico, né pretendere una sorta di acquiescenza sociale, alla quale giustamente i sindacati hanno detto di no.
Il decreto, infatti, tocca profondamente vita e diritti delle persone.
I diritti sono diventati un lusso? L´”età dei diritti” è al tramonto? Di questo discutiamo in questi tempi difficili, e non solo in Italia. E´ tornata l´insincera tesi dei due tempi: prima risolviamo i problemi dell´economia, poi torneranno i bei tempi dei diritti. “Prima la pancia, poi vien la morale” – fa dire Bertolt Brecht a Mackie Messer nel finale del primo atto dell´Opera da tre soldi. Ma l´esperienza di questi anni ci dice che di quel film viene sempre proiettato solo il primo tempo.
Vi è una ricerca francese sui diritti sociali intitolata “Droits des pauvres, pauvres droits”. Dunque, “diritti dei poveri, poveri diritti”: diritti sempre più deboli per i più deboli, e che non si sa che fine faranno. Oggi siamo di fronte ad interventi caratterizzati da una forte asimmetria sociale, che fanno crescere ancora di più la diseguaglianza. Ma qual è la soglia di diseguaglianza superata la quale è a rischio la stessa democrazia? Siamo consapevoli che stiamo passando per un numero crescente di persone dall´”esistenza libera e dignitosa”, di cui parla l´articolo 36 della Costituzione, ad una situazione che spinge verso la pura sopravvivenza biologica?
Proprio nei tempi difficili bisogna parlare dei diritti. Senza conservatorismi, si dice. E allora, poiché il Governo annuncia interventi nella materia del lavoro, usciamo da schemi inutili e aggressivi come quelli che mettono al centro la modifica dell´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Uno sguardo sull´immediato futuro, realistico e lungimirante, esige che si affronti una revisione dei regimi di sicurezza sociale nella prospettiva del riconoscimento di un diritto ad un reddito universale di base. Di questo si discute da tempo, come mostra un libro appena pubblicato da Giuseppe Bronzini. Si potrebbe così cominciare ad invertire la rotta: dalla sopravvivenza di nuovo verso l´esistenza, ricongiungendosi anche ad una precisa indicazione dell´articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell´Unione europea: “al fine di lottare contro l´esclusione e la povertà, l´Unione riconosce e rispetta il diritto all´assistenza sociale e all´assistenza abitativa volte a garantire un´esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti”.
Si è detto che l´Italia deve riguadagnare la dimensione europea, rifiutata nei tempi del berlusconismo. Ma, se si vuole che i cittadini non guardino all´Europa solo come fonte di imposizioni e di sacrifici, bisogna ricordare quel che disse il Consiglio europeo nel 1999: «”La tutela dei diritti fondamentali costituisce un principio fondatore dell´Unione europea e il presupposto indispensabile della sua legittimità». L´Europa dei mercati non può essere disgiunta dall´Europa dei diritti, pena una delegittimazione che può contribuire alla sua dissoluzione. I governanti devono rendersi conto che la Carta dei diritti fondamentali non è un documento al quale dedicare qualche distratta citazione, ma uno strumento che, adoperato con continuità e sincerità, può mostrare il «valore aggiunto» dell´Europa, nel quale diventa conveniente riconoscersi per tutti.
Ma l´Europa è anche quella dei trattati, di cui ora si propongono modifiche per rendere possibile un più diretto governo dell´economia. Di nuovo una questione di legittimità democratica. Si può rafforzare il potere europeo in questa materia sottraendolo a controlli che non siano solo quelli esercitati dalla forza degli interessi di governi nazionali? Se si vuol mettere mano al Trattato di Lisbona, allora, è necessario che una riforma includa un rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo. Qui l´antica vocazione europeistica dell´Italia potrebbe essere rinverdita. Vorrà farlo l´attuale Governo, guadagnando così meriti presso tutti quelli che credono ancora in una ripresa della costruzione democratica dell´Unione?
Questa linea di riforma istituzionale, attenta a democrazia e diritti, dovrebbe essere seguita anche per le riforme costituzionali di cui si torna a parlare in casa nostra. Queste non possono essere considerate solo dal punto di vista di un nuovo assetto per Parlamento e Governo. E l´insistenza sulla giusta necessità di restituire ai cittadini poteri confiscati dall´indegna attuale legge elettorale non può limitarsi a questa soltanto. Le nuove forme di partecipazione politica, dei cui effetti abbiamo avuto prove concrete in occasione dei referendum e delle elezioni amministrative, esigono forme istituzionali che diano corpo e legittimazione a quella “democrazia continua” che ormai caratterizza la sfera pubblica e che non può essere affidata soltanto alla dimensione mediatica o alla logica dei sondaggi. Ricordate la critica di Rousseau alla democrazia rappresentativa inglese? “Il popolo inglese crede d´essere libero; s´inganna, non lo è che durante l´elezione dei membri del Parlamento; non appena questi sono stati eletti, esso diventa schiavo, non è più nulla”. A questa schiavitù politica, al silenzio tra una elezione e l´altra, i cittadini si ribellano sempre di più, grazie soprattutto alle opportunità loro offerte da Internet. Sono lontanissimo dalle semplificazioni di chi continua a pensare ad una democrazia salvata dalla tecnologia, e ritengo che si debba sempre riflettere sui rischi di una “democrazia elettronica” come forma del populismo dei nostri tempi. Ma è suicida continuare a guardare alle istituzioni e alle loro possibili riforme senza prendere seriamente in considerazione la necessità di integrazioni nuove tra democrazia rappresentativa e presenza più diretta dei cittadini.
Nella prospettiva di riforme, volte però alla buona “manutenzione” e non allo stravolgimento della Costituzione, mi limito ad indicare una sola ipotesi, di cui già ho parlato in passato, ma che il successo dei referendum rende attuale. Mi riferisco all´iniziativa legislativa popolare, prevista dall´articolo 71 della Costituzione e che, finora, ha avuto come effetto solo la frustrazione dei proponenti, visto che il Parlamento ignora del tutto le proposte firmate dai cittadini. Credo che sia venuto il momento di rinvigorire questo istituto, prevedendo procedure che riguardino le modalità in base alle quali il Parlamento deve prendere in considerazione quelle proposte e dando al comitato promotore il diritto di seguirne l´iter parlamentare in commissione, secondo il modello che ha già portato a considerare i promotori di un referendum addirittura come «potere dello Stato». Un passo così impegnativo dovrebbe essere accompagnato da un aumento delle firme necessarie, ben oltre le attuali cinquantamila. Ma avrebbe l´effetto positivo di avviare una integrazione tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta (che può e deve trovare ulteriori forme), di aprire un canale tra eletti ed elettori, di insidiare l´autoreferenzialità della politica e di avviare così un suo riscatto nel tempo del massimo suo discredito.
Anche così potremo ricongiungerci all´Europa. L´articolo 11 del Trattato di Lisbona affianca alla democrazia rappresentativa uno strumento di democrazia diretta: il nuovo diritto di iniziativa dei cittadini europei che, in numero di almeno un milione, possono chiedere alla Commissione europea di prendere iniziative in determinate materie. Non è un caso che di questo strumento si prepari a servirsi la rete europea dei movimenti per l´acqua bene comune, dunque proprio i soggetti ai quali si deve la più forte iniziativa referendaria.
L´uscita dalla regressione culturale e politica, nella quale siamo piombati, sta proprio nella capacità di ricominciare a frequentare il futuro senza condizionamenti, primo tra tutti quello che vuole ricondurre tutto alla logica del mercato.
Da La Repubblica del 20/12/2011.


lunedì 19 dicembre 2011

La musica dei nibbi nei cieli della Toscana




Nibbi reali e nibbi bruni in Maremma. 
La zona si è ripopolata grazie al lavoro del Centro Rapaci Minacciati, nell’ambito del progetto LIFE Save The Flyers
(immagini di Guido Ceccolini)
Dis-Obbedisco da sempre vicino alle tematiche animaliste ha il piacere di sottolineare oltre alll'importante opera di ripopolamento effettuato dal progetto Life Save The Flyers, il magnifico canto del Nibbio ( Milvus Milvus e Milvus Migrans ) nei cieli della Maremma Toscana.
Audio ed immagini che restituiscono umanità e pace alle nostre frenetiche vite.


Stato di conservazione del Nibbio Reale



lunedì 12 dicembre 2011

Casta: Le pensioni che resteranno



Fonte: http://nonleggerlo.blogspot.com/2011/12/pensioni-che-resteranno.html
Tratto da un articolo dell'Espresso.